sabato 21 dicembre 2013

L'almanacco meteorognostico vicentino

Mesi di novembre e dicembre, tempo di calendari. E il pensiero corre immediatamente, con letterario riflesso condizionato, al dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggero, descritto nelle Operette morali da Giacomo Leopardi. Ma basta un semplice richiamo: "El lunario novo, el Pojana!", gridato a Vicenza nelle adiacenze di Piazza dei Signori e delle Poste, nei giorni di mercato, a riportarci alla più quotidiana realtà.

Lo strillone che grida è appunto il venditore del "Vero ed Autentico Almanacco Meteorognostico Vicentino", come recita, con quel che segue, la testata del popolare lunario detto il "Pojana", illustrata dalla figura del viandante gambalunga coi calzoni ai polpacci, sacco in spalla e cilindro in testa, sotto una cascata di meteore e di astri che ruotano nel cielo. Un foglio che da 166 anni si pubblica, e in Lonigo si stampa, e che una volta si comprava nelle fiere e al mercato, dal venditore di "limoni, cordoni, naftalina ed elastici", e si attaccava alle porte delle stalle, ma che oggi si acquista anche all'edicola e si appende in bella vista nei salotti.

La nascita di questo foglio è una storia tutta vicentina, e precisamente del Basso Vicentino, una vicenda di astrologhi e astronomi ruotante intorno ai casi umani di un contadino meteorologo per istinto, e di un abate scienziato per vocazione. Una storia che Mirella Brojanigo ci ha raccontata nel libro Con pioggia e sole, nel tempo, edito nel 1988 dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Pojana Maggiore.

Il racconto della Brojanigo, svolto col garbo paziente di una innamorata delle tradizioni locali, prende le mosse da lontano. E dopo un plauso agli antichi Romani che dissodavano i terreni e li seminavano, e un rimprovero ai barbari Longobardi che calpestavano i campi e le coltivazioni della Valle Padana, l'autrice ci conduce nel paese vicentino di Cagnano, frazione di Pojana Maggiore, all'epoca storica della fioritura anche in Italia del moraro e della cassia (ovvero gelso e robinia), le cui fronde caratterizzeranno l'ambiente agreste che farà da sfondo all'esistenza laboriosa e fantasiosa del contadino Giovanni Spello. Un campagnolo che, andando per le case, ai bambini cantava la filastrocca: "Mi son Joani / che sa dei ani / del tempo vario / che vende el lunario. / Le stele me speta / parfin la cometa. / A go vode scarsele / ma vardo le stele...".

Si scrive Giovanni Spello, ma si pronuncia Joani Spelo, anzi Nane Speo con rustico idiotismo, ché trattasi appunto del famoso "stròlego de Pojana", nato a Cagnano nel casone dei Pagan il 2 dicembre 1793 da una famiglia di contadini, e nello stesso misero casone morto il 17 luglio 1855, in fama di "maestro". Riconoscimento non da poco, se si pensa che nell'anno 1856, a Pojana, gli analfabeti erano 2247 su 2600 abitanti. Purtroppo portato via dal colera il maestro, sopravvissuto appena tre giorni alla moglie in quell'estate afosa e infetta, otto anni dopo che avevano perso l'unica figlia poco più che trentenne, consumata dalla tubercolosi.

Se ne andava così un uomo modestissimo, ch'era diventato popolare vendendo i suoi almanacchi nei paesi confinanti, tra le province di Verona e di Padova; nasceva la leggenda di un contadino mezzo mago, che da solo aveva imparato a conoscere la luna e le stelle, scrutando il firmamento dalla cima del campanile, o arrampicato sul pioppo vicino a casa. Il quale, delle sue osservazioni meteorologiche, stendeva nota su fogli cuciti insieme con lo spago, formulando pronostici sul sole e sulle nubi, sui venti e sulla pioggia, sulle stagioni della semina e del raccolto.

Sennonché, nella storia vera dell'astrologo contadino, s'inserisce un secondo protagonista, un suggeritore, il mentore di Giovanni Spello: l'abate Antonio Masenello, nato il 18 agosto 1799 a Noventa Vicentina, mortovi il 15 gennaio 1878. Il quale dapprima fu giovane professore di matematica e fisica nel Seminario di Vicenza, quindi parroco di Campiglia dei Berici per un breve periodo, infine rinomato predicatore di quaresimali. Questo don Masenello è di famiglia benestante, e Mirella Brojanigo, lontana pronipote dell'ecclesiastico, non dimentica di farci notare ch'egli viene al mondo "durante il breve dominio austriaco che ha fatto seguito al trattato di Campoformido avvenuto nel 1797, dominio che durerà soltanto otto anni e si riaffermerà dopo il Congresso di Vienna, una volta definitivamente tramontato l'astro napoleonico".

L'incontro tra il dotto abate, autore di pubblicazioni scientifiche, e il bracciante analfabeta dotato di acuta sensibilità meteorognostica, avviene nell'azienda agricola della famiglia Masenello a Novemta, dove Joani presta la sua opera, e dove don Antonio fa ritorno abitualmente, a partire dal 1832, quando è libero dai suoi impegni di predicatore che lo portano fino a Vienna, alla corte imperiale. Così il contadino, accolto in qualità di famiglio, impara a scrivere e l'abate impara ad osservare: sicché tra la pratica dell'astrologo, e la grammatica dell'astronomo, l'intesa è perfetta.

Dalla collaborazione tra i due nasce "Il Giornale Vicentino" nel 1838, stampato a Padova sulla faccia di un unico foglio, che fin dal primo numero inalbera sulla testata l'immagine vagamente magica del campagnolo, alto e secco, nell'atto di presentare il suo almanacco. Il fatto che l'abate Masenello rimanga sempre in ombra, non deve meravigliare, tenuto conto che la posizione della Chiesa (anche di quella luterana) e della scienza positivista ottocentesca è di condanna dell'astrologia, vista come superstizione, idolatria, paganesimo, prima della parziale riabilitazione avvenuta nel Novecento, ad opera soprattutto di Carl Gustav Jung con la psicologia del profondo. Divieti religiosi che ostacolarono pure la nascita, nel 1946, del calendario "Frate Indovino" di padre Mariangelo da Cerqueto.

Il consenso popolare alla pubblicazione del "Giornale Vicentino" è immediato, e nel 1846 il foglio assume il titolo di "Lunario Meteorognostico ad uso delle Province Venete", a conferma che la diffusione ha valicato i confini del territorio di origine. Contro il pericolo d'imitazioni e contraffazioni, segno inequivocabile di successo, a salvaguardia della sua originalità nel 1849 prende la denominazione che tuttora mantiene, circolando in decine di migliaia di copie. Stampato prima a Padova, poi a Este, quindi a Vicenza, nel 1850 approda alla Tipografia Gaspari in Lonigo, dove a tutt'oggi viene pubblicato presso la Tipografia del Lunario propriamente detta. Pure di Lonigo è il cavalier Angelo Sartori, un memorialista che dal 1869 al 1914 firma le introduzioni dell'almanacco, i "proemi", mentre una parentesi sbiadita di scritti anonimi è quella degli anni successivi, protrattasi fino al 1970.

Ma da allora la storia dell'almanacco non ha fatto che proseguire felicemente, con i seguaci di Nane Speo a strillarlo durante i mercati in piazza, il lunario per l'anno nuovo. E con i dotti interpreti dello spirito dell'abate Masenello a realizzarlo al computer, l'intramontabile "Pojana", tranquillamente sopravvissuto, già ultracentenario, anche all'avvento di "Frate Indovino" a fare il bello e il cattivo tempo.

(2003)                                                                                                                                                                                                                                    Stefano Ebert

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